«Nel nome del popolo italiano»: quattro eroi per la tv

di Renato Franco | Corriere della Sera | 24 ottobre 2016

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Gian Marco Tognazzi e Vittorio Occorsio

«La nostra proposta è quella di raccontare alcuni personaggi la cui drammatica vicenda ha fatto parte della storia recente del nostro Paese, che hanno perso la vita a causa dei loro servizi per lo Stato e che per ragioni diverse non hanno nemmeno avuto quella ribalta mediatica che almeno avrebbe potuto far conoscere la loro storia ad un pubblico più vasto», spiega Gloria Giorgianni che produce la serie con la sua Anele (di cui è amministratrice delegata) e con Rai Cinema. «I giovani spesso non sanno ricordare perché non possono, non ne hanno gli strumenti. Spero che questo possa essere un modo di fare Servizio Pubblico in maniera moderna e con un linguaggio accattivante. Lo strumento proposto è quello del docu-film che sappia coniugare agilmente la cronistoria con la ricostruzione drammaturgica, la riflessione giornalistica con lo spunto romanzesco, in nome di quell’infoteinment che spesso si è rivelato capace di attrarre il pubblico più vasto».

Cosa l’ha colpita di più della vicenda umana e professionale del giudice Occorsio? «Era una persona tutta d’un pezzo, che abbinava grande integrità morale a grande libertà di pensiero, anche se per screditarlo cercarono di appiccicargli un’appartenenza politica che non aveva. Era fiero del suo essere “un servo dello Stato”, nel senso nobile di far applicare le leggi, un uomo che ha sacrificato la vita per la sua indipendenza». Il messaggio che ci ha lasciato? «Aveva doti che al mondo d’oggi possono sembrare antiche, ma sono molto più moderne e progressiste rispetto ai modelli che ci circondano. Noi viviamo in un Paese dove chiunque è conosciuto, dunque nessuno è conosciuto. La nostra memoria storica dura dalle 24 alle 48 ore». La responsabilità di questa amnesia storica Tognazzi la addebita a due soggetti: «La formazione scolastica — hanno tolto anche l’educazione civica senza che nessuno fiatasse — e l’educazione famigliare. Non sono i ragazzi di oggi a essere ignoranti, a fregarsene. Siamo noi che gli abbiamo trasmesso i valori sbagliati».

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