
Il film, prima fiction sulla vita del celebre scrittore emiliano, prodotta da Anele in collaborazione con Rai Fiction e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, per la regia di Andrea Porporati, vede protagonista Giuseppe Zeno nel ruolo di Giovannino Guareschi, figura cardine della cultura e della letteratura italiana e tra i più venduti nel mondo con oltre 20 milioni di copie in 142 lingue.
Il film racconta gli alti e bassi della vita dello scrittore, che ha saputo catturare la realtà che lo circondava dando vita, in pagine piene di disegni e parole, a personaggi memorabili, tra cui i famosissimi Don Camillo e Peppone, e che, per lo spiccato atteggiamento ironico e irriverente, si è spesso scontrato con le istituzioni e non solo. Uomo volitivo, coerente, libero, poco incline al compromesso, Giovannino Guareschi si rifiutò di combattere con i nazisti e nella Repubblica Sociale, venendo per questo deportato in un campo di prigionia tedesco. Fu avversario irriducibile del comunismo e della dittatura sovietica, ma anche critico con il consumismo capitalista americano, restando sempre fedele ai suoi ideali.
“Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano” porta al grande pubblico anche il lato più intimo dell’uomo, legato a valori genuini e semplici. Nella sua vita due costanti: l’amore per la moglie Ennia – interpretata da Benedetta Cimatti – e per i figli Alberto e Carlotta, e quello per la sua terra natìa, la Bassa Padana, che Guareschi trasformerà nel fortunato Mondo Piccolo, il suo capolavoro. Un microcosmo rassicurante nel quale si sono rispecchiati gli italiani, divisi da contrapposizioni politiche e ideologiche, e il cui straordinario successo editoriale condusse Guareschi all’avventurosa trasposizione cinematografica di Don Camillo e Peppone, che si rivelò un indiscutibile trionfo in Italia e nel mondo.
Sono proprio i territori della Bassa a fare da sfondo alle riprese del film, interamente girato in Emilia-Romagna toccando numerosi Comuni e località – Bagnolo in Piano, Brescello, Castelfranco Emilia, Colorno, Coltaro, Guastalla, Luzzara, Mezzano Rondani, Novellara, Polesine Zibello, Poviglio, Reggio Emilia, Sissa Trecasali e Sorbolo Mezzani – per restituire, attraverso i luoghi reali che hanno ispirato l’autore, parte del suo spirito e del carattere identitario dei piccoli paesini lungo il fiume Po, rappresentativi del senso di italianità di quel periodo.
Nel cast anche Andrea Roncato nei panni del padre Primo Augusto Guareschi, Maurizio Donadoni nel ruolo di Angelo Rizzoli e Salvatore Striano a interpretare il produttore cinematografico Peppino Amato. Scritto da Andrea Porporati con la collaborazione di Marco Ferrazzoli, da un soggetto di Andrea Porporati, Gloria Giorgianni, Simone Ortolani, Emiliano Procucci e Roberto Vecchi, il film si avvale della consulenza in esclusiva di Alberto Guareschi – figlio di Giovannino – ed è liberamente ispirato al libro “Chi sogna nuovi gerani?”, autobiografia a cura degli stessi figli Alberto e Carlotta, edita da Rizzoli.
NOTE DI REGIA
Quando mi è stato proposto di realizzare un film su Giovannino Guareschi ho esitato. GG è stato moltissime cose nella sua vita, scrittore, giornalista, sceneggiatore, disegnatore. È uno degli autori italiani più letti al mondo e i film tratti dai suoi libri sono ancora parte dell’immaginario di due o tre generazioni. Come trovare una chiave per raccontare, nel tempo limitato di un film, una vita ed una persona così complessa?
Alla fine, ho scelto, insieme a Marco Ferrazzoli, che ringrazio per avermi supportato con la sua conoscenza profonda del mondo di GG e con la sua passione, di cercare di usare lo stesso immaginario guareschiano come guida. Di farci accompagnare nella narrazione del loro creatore dai suoi due personaggi più famosi, Don Camillo e Peppone, che, come diceva GG, erano due parti della sua anima.
A raccontare la storia contribuisce perciò una voce narrante “bipolare”, di Peppone e don Camillo, che guarda alla vita di Giovannino, come la avrebbero vista i due protagonisti della sua narrazione. In modo opposto quasi sempre, da destra e da sinistra, da nord e da sud, per trovare attraverso le contraddizioni una sintesi, il più delle volte, sorridente. Non ho la presunzione di pensare che GG ci si sarebbe riconosciuto, ma spero che questa scelta lo avrebbe divertito.
Il commento di Peppone e Don Camillo accompagna perciò questo film, assieme alla famiglia Guareschi, che era quasi sempre il teatro dei suoi racconti. La sua vita pubblica è, come accadeva spesso nella sua prosa, vista anche attraverso la lente del privato, attraverso lo sguardo di sua moglie Ennia, dei suoi figli, Alberto e Carlotta, ma anche della gente della Bassa, del paese. Il “mondo piccolo” è specchio del mondo grande.
Ho cercato di trasferire questa vocazione della sceneggiatura nelle scelte registiche: di vedere la vita dello scrittore attraverso una bipolarità costante, tra mondo piccolo e grande, tra interni ed esterni, in cui, paradossalmente i primi racchiudono la “Storia”, mentre i secondi danno libertà e spazio alle “storie” private di GG e degli altri personaggi. Perciò il mondo della vita pubblica di Guareschi, la sua attività politica e artistica, il suo costante confrontarsi con l’Italia è stato ambientato tra le mura di ambienti interni: nella redazione, nella casa editrice, nel teatro dove si tiene il dibattito/sfida con gli avversari “dialettici” della sinistra, nelle librerie: luoghi sontuosi, evocativi, talvolta drammatici come la prigione, ma chiusi, che si contrappongono costantemente agli orizzonti aperti, senza misura della Bassa, alla terra vasta e nera, scandita dall’acqua dei canali di irrigazione, segnati dalla presenza travolgente, anche quando non si vede, dello scorrere del grande fiume, il Po. Gli uni si nutrono degli altri, come la vita pubblica di GG è sempre espressione anche del suo universo familiare, ambasciatrice della sua terra, del mondo da cui proveniva, della sua sapienza ancestrale. Una impostazione visiva, questa scansione tra chiuso e aperto, condivisa dal DOP Marcello Montarsi, che si traduce anche nella scelta, poco televisiva, di usare le lenti anamorfiche, per dare, scusate il brutto gioco di parole, spazio allo spazio.
Questo racconto è anche inevitabilmente un film in costume, ambientato in un passato vicino, ma irrimediabilmente scomparso: il dopoguerra e gli anni ‘50. Non volevamo che si sentisse troppo la ricostruzione. E anche in questo abbiamo seguito l’indicazione di Guareschi. Arcangela Di Lorenzo, per la scenografia e Francesca Casciello, per i costumi, hanno realizzato miracoli nel mescolare vero e immaginario, come predicava Giovannino, fino a che non li distingui uno dall’altro, hanno “inventato il vero”.
E su questa linea devo ringraziare il direttore Casting, Maurilio Mangano, ma anche il mio aiuto regista, Andrea Vellucci per aver saputo trovare volti “antichi” e “guareschiani”, sia per gli interpreti principali, che per le figurazioni. Così come devo tanto a Francesco Cerasi, autore della musica, che ha mescolato archi e fisarmoniche, epica e intimità, per dare voce alle due parti di Giovannino, al mondo grande e a quello piccolo, che cantano insieme la stessa canzone.
Più di ogni altro, ringrazio Giuseppe Zeno, che ha prestato il suo volto, ma anche la sua anima, a Giovannino Guareschi, e se ne è fatto “invasare”, al punto che, grazie alla sua interpretazione, può dirsi senza dubbio coautore di questo film, così come Benedetta Cimatti, che ha interpretato Ennia Guareschi, Maurizio Donadoni, Salvatore Striano, Andrea Gherpelli, Andrea Roncato e tutti gli altri attori e attrici che hanno condiviso questa storia dandole carne e ossa, faticando e divertendosi insieme a noi.
Da ultimo ringrazio Gloria Giorgianni, per avermi scelto per questo progetto e per avermi dato fiducia e aiuto, assieme a idee e passione, e Maria Pia Ammirati, direttrice di Raifiction, Anouk Andaloro capostruttura attenta, ferma e comprensiva, e i produttori Rai Lorenza Bizzarri e Andrea Ozza, che hanno sostenuto con pazienza, coerenza e fantasia, un progetto difficile e un po’ pazzo.
ANDREA PORPORATI