
Il racconto della straordinaria vita di Fratel Biagio Conte, definito da molti “il nuovo San Francesco” è al centro del film tv Rai “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte” prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction, scritto da Costanza Quatriglio e Stefano Rulli, da un soggetto di Stefano Rulli, Gloria Giorgianni, Celestino Pietro Pesce, Nicola Campiotti e Costanza Quatriglio, e diretto da Costanza Quatriglio; con la collaborazione della Missione di Speranza e Carità, consulenza di Giacomo Mirto, Giacomo Pilati e Davide Rondoni; realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il sostegno della Regione Siciliana, della Sicilia Film Commission e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e con il sostegno di Banca Agricola Popolare di Sicilia, Fondazione Sicilia e Consorzio Sisifo.
Realizzato con il Patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, che ricorre quest’anno, il film – che vede protagonista Alessio Vassallo affiancato da Donatella Finocchiaro nel ruolo di Rosa, Antonio Catania e Alessandra Fazzino in quelli dei genitori Giuseppe e Maria, Giuseppe Spata nel ruolo dell’amico – ripercorre la storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità.
Il film porta al grande pubblico la storia di un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà.
L’opera, della durata di 100 minuti circa, segue Biagio Conte nella sua scelta di vita radicale, dal suo pellegrinaggio ad Assisi al successivo ritorno a Palermo e ai numerosi incontri che lo porteranno a fondare la sua comunità insieme ai senzatetto della stazione, dando vita alla figura di Fratel Biagio. Un’eredità di fede e solidarietà che continua ancora oggi con la Missione di Speranza e Carità – fondata nel 1991 da Biagio Conte e, a seguito della sua morte avvenuta nel 2023, portata avanti da Don Pino Vitrano – che accoglie e favorisce il rientro nel tessuto sociale ai senzatetto e a tutti i bisognosi della comunità siciliana e non solo.
Ad arricchire il racconto è la città di Palermo, protagonista insieme ai suoi luoghi e alle sue contraddizioni: dai quartieri popolari alla stazione, dai vicoli del centro storico fino al litorale e ai palazzi monumentali. Alcune sequenze sono state girate anche nei dintorni di Assisi, nei luoghi che hanno accompagnato il percorso spirituale di San Francesco; una tappa fondamentale nella trasformazione interiore di Biagio, in quel cammino che intraprese lasciando la casa paterna e che ha rappresentato la strada nella quale ha portato avanti i suoi progetti di comunità.
NOTE DI REGIA
Biagio Conte rappresenta lo scandalo della purezza del bene, con quei suoi occhi limpidi che paiono in dialogo con l’invisibile. Il racconto della scelta di un’esistenza appassionata e radicale, legata a una profondissima fede, mi ha imposto di trovare, prima di tutto in scrittura, le chiavi d’accesso da proporre al pubblico. Il giovane Biagio è figlio della Palermo dei primi anni Novanta, nella quale la bellezza antica e ferita del paesaggio urbano si rispecchia nel destino di tante persone che vivono in condizioni di miseria. Non solo i senzatetto e i diseredati, ma anche le donne in difficoltà, i bambini e le bambine fuori dal percorso scolastico, vittime di violenze e abusi legati al sistema mafioso del controllo sul territorio.
Noi assistiamo al prodigio di un uomo che decide di farsi portatore di cambiamento, mettendo il proprio corpo al servizio degli altri, attraverso digiuni ostinati che hanno contribuito a formare la memoria della città. È un’offerta, quella di Biagio, che, se a uno sguardo superficiale può far pensare a un protagonista sempre al centro della scena, al contrario, mi ha portato a immaginarlo continuamente come parte di un’azione collettiva.
Nella messa in scena, dunque, ho cercato di valorizzare la comunità dei poveri, la capacità di Biagio di decentrarsi nell’ascolto e nella comprensione dei bisogni dell’altro.
I personaggi intorno a lui hanno tutti una voce distinguibile; valorizzare per ciascuno un proprio percorso narrativo è stato un modo per rispettare l’ispirazione francescana che ha portato Biagio a riconoscere la dignità di ognuno, anche quando questa sembrava ormai perduta.
Con la scelta del tono e del cast – al quale hanno partecipato bravissimi attori palermitani e siciliani, così come persone bisognose realmente accolte nelle comunità fondate da Biagio – ho voluto dare al film una certa leggerezza, laddove il dramma si stempera nell’incontro amoroso che nasce dall’empatia. È stato bello e importante chiamare a recitare gli abitanti della Missione di Speranza e Carità. Loro hanno Biagio nel cuore e la loro presenza ha regalato al film una sincerità disarmante.
La città è testimone e si riverbera in ciò che vediamo. Così come Monte Pellegrino, dalla figura inconfondibile, che si staglia sul mare a custodire e proteggere. Noi stiamo con Biagio, con i poveri, e con i cittadini e le cittadine che reagiscono al male, cominciando a vedere quello che prima non vedevano. E noi con loro ci rispecchiamo con profonda emozione nel bisogno di tornare all’umano, di «rimboccarci le maniche e metterci a lavorare», oggi come allora, «ognuno con i mezzi che ha», come amava ripetere Biagio Conte.
Costanza Quatriglio
